Palmiro “Ninì” Binda è una delle figure più affascinanti della storia sportiva e civile comasca del Novecento: campione di motonautica, imprenditore tessile, amministratore pubblico e autentico gentleman driver di un’epoca in cui si correva soprattutto per passione, coraggio e amore per la meccanica.
Nato in una famiglia protagonista dell’industria tessile comasca, Binda ha saputo vivere vite apparentemente diversissime: quella del pilota capace di stabilire record mondiali di velocità, quella dell’imprenditore impegnato nello sviluppo dell’azienda di famiglia e quella dell’amministratore che, a Palazzo Cernezzi, si guadagnò il soprannome di “superassessore”.
Nini Binda ha invitato GIoacchino Favara, Presidente dello Yacht Club Como, per raccogliere la sua storia e il suo pensiero sulla motonautica, sulla Centomiglia del Lario e sul ruolo dello Yacht Club Como M.I.La. – C.V.C. A.S.D. nella storia dellla motonautica e di Como. Guarda l’intervista realizzata da Paolo Beretta per il canale Youtube ufficiale “Yacht Club Como”
Dai laghi alpini ai record mondiali
La sua avventura nella motonautica comincia negli anni del dopoguerra, nell’ambiente della M.I.La. – Motonautica Italiana Lario, quando le competizioni erano ancora dominate da piccoli scafi in legno e tela, motori elaborati artigianalmente e piloti quasi privi delle protezioni che oggi consideriamo indispensabili.
Tra il 1950 e il 1952 Binda gareggia anche ad Auronzo di Cadore, affrontando la combattutissima classe fuoribordo 250 cc.
La consacrazione arriva sulle acque di Sabaudia, dove il 24 ottobre 1954 e il 5 dicembre 1955, a bordo di uno scafo “tre punti” costruito da Angelo Molinari e spinto da un Mercury 660 cc quattro cilindri, stabilisce due record mondiali nella classe DS 660:
102,176 km/h sul miglio di fondo e 105,730 km/h sul chilometro lanciato, raggiungendo nelle prove punte velocistiche ancora superiori.
Nel 1956 affronta anche una delle corse più leggendarie della motonautica europea: il Raid Pavia-Venezia, 433 chilometri lungo il Po fino alla Laguna. In coppia con Angelo Molinari, come equipaggio ufficiale Johnson, conquista la propria categoria in 6 ore, 26 minuti e 50 secondi, alla media di 64,802 km/h.
Una gara durissima, segnata anche da un episodio incredibile: all’ingresso della laguna un’onda investì violentemente lo scafo, distruggendo il sedile sul quale si trovava Binda, che riuscì comunque a concludere la competizione.
Nel suo palmarès figurano inoltre successi di classe alla Centomiglia del Lario, il Trofeo Campari all’Idroscalo di Milano, vittorie sul Po e nei campionati nazionali.
Berlino Est, la Guerra Fredda e una trasferta da romanzo
Uno degli episodi più straordinari della sua carriera arriva nel 1957, quando viene convocato dalla Federazione Italiana Motonautica per partecipare ai Campionati Europei a Berlino.
La squadra comasca attraversa una Germania ancora divisa tra le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale. Al confine con il settore sovietico, i militari fermano gli italiani e controllano a lungo anche i bidoni contenenti la speciale miscela utilizzata per alimentare i motori da corsa, temendo potesse trattarsi di materiale sospetto.
Binda e i suoi compagni trascorrono così una notte intera bloccati al confine prima che l’equivoco venga chiarito.
In gara arriverà una prestigiosa medaglia di bronzo europea.
A rendere ancora più surreale quella trasferta contribuirono anche alcuni motoscafi della squadra polacca, equipaggiati con insoliti sistemi derivati dalla tecnologia aeronautica e bellica dell’epoca: immagini che raccontano perfettamente quanto sperimentale, pionieristica e imprevedibile fosse la motonautica degli anni Cinquanta.
Sempre in quegli anni Binda sperimenta anche un motore Moto Guzzi ad alte prestazioni adattato all’impiego nautico, collaborando con il celebre ingegner Giulio Cesare Carcano. Una soluzione tecnologicamente affascinante, che però si rivelò poco adatta alle violente variazioni di regime prodotte dai continui salti degli scafi sull’acqua.
L’imprenditore tessile
Parallelamente allo sport, Ninì Binda entra nell’azienda di famiglia, la Gianni Binda & C., protagonista della grande stagione dell’industria serica comasca.
Qui sviluppa la propria esperienza imprenditoriale, contribuendo anche alla presenza internazionale dell’impresa e seguendo in particolare i mercati esteri.
La sua figura appartiene quindi pienamente a quella generazione di imprenditori comaschi che seppe trasformare la tradizione tessile del territorio in un’attività capace di confrontarsi con i mercati mondiali.
Il “superassessore” di Como
Un altro capitolo fondamentale della sua vita è quello politico e amministrativo.
Ninì Binda entra in Consiglio comunale a Como nel 1994 e successivamente diventa assessore a Palazzo Cernezzi, con deleghe di grande peso, tra cui Polizia Municipale, mobilità, viabilità e parcheggi.
La determinazione con cui affronta questi temi gli vale il soprannome di “superassessore”.
Durante la sua esperienza amministrativa vengono sviluppati interventi destinati a incidere a lungo sulla città: il nuovo Piano del Traffico, la riorganizzazione della sosta, il passaggio dai vecchi sistemi “gratta e sosta” ai parcometri, lo sviluppo della Como Servizi Urbani, la nuova sede della Polizia Municipale e la regolamentazione del traffico in aree particolarmente delicate.
Tra le scelte più ricordate c’è anche la chiusura al traffico automobilistico di viale Geno, che contribuì a trasformare uno degli angoli più suggestivi del lungolago in uno spazio maggiormente restituito ai pedoni.
Una testimonianza irripetibile
Terminata l’esperienza amministrativa, Ninì Binda ha continuato a custodire il legame con il mondo dei motori e dello sport, insieme ai ricordi di una carriera raccontata da coppe, medaglie, fotografie e trofei conquistati sui circuiti d’acqua italiani ed europei.
Una storia riconosciuta anche dal mondo sportivo, con il conferimento della Stella di Bronzo al Merito Sportivo del CONI.
In questa intervista ripercorriamo con Ninì Binda una stagione straordinaria: la Como della grande motonautica, le corse della M.I.La., la Centomiglia del Lario, Angelo Molinari, le sfide internazionali, l’industria tessile, la politica cittadina e una società profondamente diversa da quella di oggi.
Dalla velocità pura alla gestione della cosa pubblica, la sua è la testimonianza di un’epoca in cui coraggio, tecnica, impresa e senso civico potevano convivere nella stessa persona.
Una vita che sembra un romanzo. Ma che Ninì Binda ha vissuto davvero.


