Nel 1949, mentre l’Italia cercava faticosamente di rialzarsi dalle ferite della guerra, l’audacia di Sandro De Col, Aldo Ayala e Tito Pistarini, sostenuta dalla generosità di Remo Cademartori, diede vita a una competizione destinata a entrare nella storia della motonautica internazionale.
L’Italia che tornava a guardare avanti
È il 1949. L’Italia è uscita dalla Seconda guerra mondiale stremata, ferita nel corpo e nello spirito. La ricostruzione procede tra enormi difficoltà, le risorse sono scarse e anche lo sport fatica a ritrovare il proprio slancio.
La Pavia-Venezia, leggendaria maratona motonautica nata nel 1929, è ancora ferma dopo l’ultima edizione disputata prima della guerra, nel 1939. Nel Paese prevalgono comprensibilmente la prudenza e l’incertezza. Sembra non essere ancora il tempo delle grandi imprese.
Eppure, proprio in quel clima segnato dalla fatica e dalla frustrazione, sulle rive del Lago di Como qualcuno trova il coraggio di immaginare il futuro.
È l’audacia della M.I.La. – Motonautica Italiana Lario – a colmare quel vuoto, aprendo la prima pagina di quella che sarebbe diventata una delle competizioni motonautiche più prestigiose al mondo: la Centomiglia del Lario.
Il sogno della Centomiglia del Lario
Tutto comincia nel giugno del 1949.
L’allora presidente della M.I.La., Sandro De Col, si trova a Pavia per accompagnare i propri piloti a una gara sul circuito del Ticino. Nell’ambiente si parla della possibilità di ripristinare la Pavia-Venezia. È sufficiente quella voce perché nella mente di De Col si accenda un’intuizione tanto semplice quanto ardita: perché non creare una grande maratona motonautica anche sulle acque del Lago di Como?
Un pensiero quasi temerario, considerando il momento storico. Ma le imprese destinate a lasciare un segno nascono spesso così: da un’idea che agli occhi dei più appare prematura, forse persino impossibile.
Rientrato a Como, De Col condivide immediatamente il progetto con i consiglieri Aldo Ayala e Tito Pistarini. L’entusiasmo è immediato. I tre comprendono di avere davanti qualcosa di più di una semplice competizione: intravedono la possibilità di restituire energia allo sport, di valorizzare il Lario e di offrire a una comunità ancora provata dalla guerra una nuova occasione per tornare a sognare.
Ma tra quell’intuizione e la sua realizzazione si frappone l’ostacolo più difficile da superare negli anni della ricostruzione: la mancanza di denaro.
L’assegno da un milione di lire
I tre “moschettieri”, come verranno ricordati, non si lasciano scoraggiare.
Aldo Ayala e Tito Pistarini si siedono attorno a un tavolo per studiare il percorso e dare forma concreta alla gara. Sandro De Col, invece, si lancia in una ricerca quasi disperata delle risorse necessarie.
La svolta arriva in una giornata di giugno, attraverso una scena destinata a rimanere scolpita nella memoria del Club.
Sandro De Col irrompe nella sede della M.I.La., trafelato e visibilmente emozionato. Tra le mani tiene un assegno della Banca Commerciale Italiana. Lo sventola davanti ai consiglieri con l’orgoglio di chi sa di avere appena reso possibile ciò che, fino a poche ore prima, sembrava soltanto un sogno.
Su quell’assegno è scritta una cifra straordinaria per l’epoca: un milione di lire.
A sottoscriverlo è stato un socio motonauta d’eccezione, Remo Cademartori, conosciuto come “il re dei formaggi”: dirigente della M.I.La., grande appassionato di motonautica e figura di primo piano, che aveva da poco rilevato lo storico cantiere Taroni.
Quel gesto non rappresenta soltanto un decisivo sostegno economico. È un atto di fiducia nella visione di De Col e nella capacità organizzativa della M.I.La.; una scelta coraggiosa compiuta in un momento nel quale investire nello sport significava anche credere nella rinascita del Paese.
Il sogno, finalmente, può prendere il largo.
Il percorso e il battesimo della Centomiglia
Superato l’ostacolo finanziario, nella sede della M.I.La. l’entusiasmo esplode.
Aldo Ayala presenta il disegno del tracciato e il programma ufficiale. La gara si disputerà il 4 settembre 1949 e attraverserà alcuni dei luoghi più suggestivi del Lago di Como.
La partenza viene fissata a Como, davanti a Villa Olmo. Da lì gli equipaggi dovranno dirigersi verso Bellagio, Lecco, Colico, Tremezzo, l’Isola Comacina e Carate, prima di fare ritorno a Como per il traguardo.
Il percorso misura complessivamente circa 160 chilometri, poco meno di 100 miglia nautiche. Una distanza comunque sufficiente perché il direttivo scelga, con orgoglio e lungimiranza, un nome destinato a entrare nella storia: Centomiglia del Lario.
Non è soltanto il battesimo di una gara. È la nascita di un mito sportivo e organizzativo che, da quel momento, avrebbe legato indissolubilmente la motonautica al Lago di Como.
La prima edizione
La Centomiglia del Lario nasce inizialmente come gara di fondo riservata agli scafi entrobordo da turismo.
Alla partenza della prima edizione, il 4 settembre 1949, si presentano 34 coraggiosi concorrenti. Ventisei riusciranno a raggiungere il traguardo, affrontando un percorso impegnativo e le insidie di una competizione che non aveva precedenti sulle acque del Lario.
Il primo vincitore assoluto è Mario Marzorati, dipendente dei Cantieri Taroni. A bordo di uno scafo Taroni motorizzato Gray Marine, Marzorati completa la prova alla media di 66,022 chilometri orari, conquistando per sempre un posto d’onore nella storia della manifestazione.
La gara offre fin dalla sua prima edizione emozioni e colpi di scena. A soli 100 metri dal traguardo, il pilota di lunga esperienza Eugenio Silvani urta con il timone un pezzo di legno. Lo scafo si ribalta, scaraventando in acqua il figlio, imbarcato come meccanico. L’incidente è spettacolare, ma fortunatamente non provoca gravi conseguenze.
La Centomiglia mostra immediatamente il carattere che la accompagnerà nel tempo: velocità, tecnica, resistenza, coraggio e imprevedibilità.
Il successo della prima edizione è clamoroso. Il pubblico comprende di avere assistito a qualcosa di nuovo e straordinario. Il Lago di Como non è stato semplicemente lo scenario di una gara: ne è diventato il protagonista, con le sue distanze, le sue sponde, i suoi venti e la mutevolezza delle sue acque.
La tragica scomparsa di Sandro De Col
Il destino, tuttavia, si rivela crudele con il principale ideatore della manifestazione.
Il 2 luglio 1950, meno di un anno dopo la nascita della Centomiglia, Sandro De Col perde tragicamente la vita durante una gara a Lione, in seguito allo scontro con l’imbarcazione di Guido Robino.
La sua scomparsa rappresenta una perdita gravissima per la M.I.La. e per l’intero mondo della motonautica. Avrebbe potuto segnare la fine di un progetto ancora giovane, nato soltanto pochi mesi prima e rimasto improvvisamente senza il suo più appassionato promotore.
Accade invece il contrario.
La Centomiglia prosegue. L’intuizione di De Col viene raccolta e custodita da coloro che avevano condiviso con lui quel sogno. La manifestazione cresce, si trasforma e richiama sul Lario piloti, progettisti, costruttori e appassionati provenienti da tutto il mondo. Il Lago di Como diventa una fucina inarrestabile di campioni, innovazioni e record mondiali.
È questa, forse, l’eredità più autentica lasciata da Sandro De Col: non soltanto avere immaginato una grande competizione, ma avere acceso una passione capace di sopravvivere persino alla sua tragica scomparsa.
Il valore irripetibile della continuità
La Pavia-Venezia era nata vent’anni prima della Centomiglia del Lario, nel 1929, e rappresentò certamente una delle grandi ispirazioni per Sandro De Col. La storia delle due manifestazioni ha però seguito percorsi differenti.
La Pavia-Venezia ha conosciuto nel tempo diverse interruzioni. La Centomiglia del Lario, invece, ha costruito il proprio prestigio sulla continuità: una continuità che racconta la solidità delle sue radici e testimonia una capacità organizzativa, una dedizione e un’operosità che non si sono mai esaurite.
Edizione dopo edizione, generazioni diverse hanno raccolto il testimone, custodendo la memoria della gara e, nello stesso tempo, accompagnandola verso il futuro. Dietro ogni partenza, ogni boa e ogni traguardo vi è stato il lavoro di uomini e donne capaci di rinnovare incessantemente quel primo slancio del 1949.
È proprio questa continuità la cifra più profonda della Centomiglia del Lario: la dimostrazione che le grandi tradizioni non vivono soltanto nei ricordi, ma nella volontà quotidiana di farle proseguire.
Dal 1949 alla 77ª edizione
Nel 2026 la Centomiglia del Lario raggiunge la sua 77ª edizione.
Settantasette edizioni non rappresentano soltanto un primato o un numero da consegnare agli annali. Raccontano una comunità sportiva che non ha mai smesso di credere nella propria manifestazione; un Club capace di trasformare un’intuizione nata negli anni difficili del dopoguerra in uno degli appuntamenti più autorevoli della motonautica internazionale.
La 77ª edizione offrirà inoltre l’occasione per celebrare un anniversario particolarmente significativo: il quarantennale della vittoria di Stefano Casiraghi alla Centomiglia del Lario del 1986.
Il ricordo di quell’impresa unirà idealmente epoche diverse della competizione: il milione di lire che rese possibile la prima partenza, la visione di Sandro De Col, il coraggio dei primi 34 concorrenti, la vittoria di Casiraghi e il lavoro di quanti, fino a oggi, hanno continuato a rendere viva questa storia.
Dal 1949 al 2026, la Centomiglia del Lario continua così a rappresentare molto più di una gara. È una dichiarazione d’amore per la motonautica e per il Lago di Como. È la prova di come un sogno, quando è sostenuto dal coraggio, dalla competenza e da un’operosità instancabile, possa attraversare le generazioni e diventare leggenda.



